mercoledì 5 dicembre 2012

Quello che le parole non dicono: la coerenza educativa

Nel post sui capricci vi avevo promesso che avrei approfondito il tema della comunicazione e cosa intendessi con fare attenzione ai messaggi che realmente diamo ai nostri bambini e ragazzi, eccoci.
 
Quando interagiamo con i nostri figli ricordiamoci che anche le azioni comunicano ed è importante mandare messaggi coerenti, sia dal punto di vista di accompagnare le parole con azioni congruenti (e vice versa), sia con l’obiettivo educativo che ci stiamo prefiggendo.

Analizziamo una situazione di vita quotidiana. L’altra sera cercavo di  parlare con un genitore, ma il figlio faceva un casino infernale, dopo averlo ripreso un paio di volte senza troppa convinzione, lui ha trovato la soluzione: “Stasera

sei insopportabile: vai a vedere la televisione”.

Anzitutto analizziamo le azioni. Ci sono due adulti che parlano di un argomento da adulti. C’è un bambino che fa confusione. E abbiamo due tipi di risposte da parte del genitore: riprenderlo blandamente per proseguire il discorso, mandarlo da un’altra parte a guardare la televisione.

Perché gli adulti parlano di un argomento da adulti in presenza di un bambino? A volte può capitare o essere necessario. Stanno parlando da troppo tempo, ignorando il bambino?

Perché il bambino fa confusione? Vorrebbe attenzione? Ha qualcosa da raccontare e cerca il suo spazio? E’ infastidito dal discorso che si sta facendo? E’ semplicemente annoiato?

Ricordiamoci che i bambini cercano carezze, ma piuttosto di essere ignorati che è per loro la condizione più dolorosa in assoluto, preferiscono ricevere una sculacciata. Quando i bimbi cercano di provocare una nostra reazione, prima di sgridarli o se necessario dopo averli sgridati, proviamo a dare loro attenzione, ascolto,  coccole, gioco, quasi sempre si calmano.

In questo caso il genitore lo riprende per continuare a parlare, di fatto ignorandolo. Se è vero che talvolta i bambini devono imparare a rispettare lo spazio degli adulti, è anche vero che gli adulti devono tenere in considerazione il fatto che c’è un bambino con esigenze diverse, che trova noioso se non incomprensibile il discorso dei grandi e spesso fatica a farsi largo con la sua voce flebile e le parole che ancora non padroneggia bene, anche se spesso avrebbe bisogno di esprimersi, perciò lo spazio e il silenzio per lui dobbiamo imparare a farlo noi. Se l’azione di sgridarlo è fallita, ripeterla sarà inutile, evidentemente il suo comportamento è originato da un bisogno che va accolto, anche se è di disturbo.

E ora veniamo alla vera risposta: “Stasera sei insopportabile: vai a guardare la televisione.”

La prima parte può anche essere corretta, rimandare ad un bambino che risulta insopportabile, può essere un dato di realtà utile alla sua crescita. Del resto noi li amiamo tanto, ma devono capire che non sempre il loro comportamento suscita reazioni positive, perché non è un comportamento positivo. E’ nostro dovere rendere consapevoli i nostri figli di quali siano i comportamenti adeguati e dissuaderli dal mettere in atto quelli che avranno conseguenze negative.

Perciò la corretta conclusione della frase poteva essere: “Stasera sei insopportabile: cosa ti succede? C’è qualcosa che non va o che vorresti dire?” o al limite “Stasera sei insopportabile: vai in camera tua a riflettere e torna quando sarai pronto a rispettare i bisogni degli altri”.

In realtà la risposta di quel genitore mi ha dato il senso del comportamento del bambino. Era stufo di stare lì, si stava annoiando e voleva guardare la televisione, probabilmente ha imparato che se disturba abbastanza, avrà il permesso di farlo.

Immagino che ognuno di noi desideri bambini calmi, sereni, rispettosi, allegri, sono certa che nessun genitore insegnerebbe consapevolmente ai suoi figli ad essere capricciosi, prepotenti, agitati, eppure spesso come in questo caso, rischiamo di farlo.

La coerenza educativa è fondamentale per avere una buona relazione con i bimbi e raggiungere i risultati che auspichiamo. Se il bambino fa qualcosa che non dovrebbe fare e noi, anche se con le parole lo puniamo, con le azioni lo premiamo, prima di tutto lo confondiamo enormemente (e un bambino confuso tende a diventare agitato o a isolarsi), ma soprattutto gli insegniamo a ripetere quel comportamento ogni volta che desidera quel risultato.

L’educazione è molto più che addestramento, ma non dobbiamo dimenticare che siamo anche noi degli animali. I neonati piangono quando hanno fame, piangono quando hanno bisogno di essere presi in braccio, piangono quando stanno male, una volta si diceva che ascoltandoli li si viziava, che avrebbero pianto di più per capriccio. Ora sappiamo che quella è l’unica forma di comunicazione che hanno che una mamma sa riconoscere ogni tipo di pianto e che se entra in sintonia con il suo bimbo può prevenire molti di questi pianti. Come mi disse una bravissima Professoressa di Psicologia all’Università non ascoltando il loro pianto, non insegniamo loro a non fare capricci, ma che è inutile chiedere aiuto, tanto non ti ascolta nessuno.

Ma quando i bimbi diventano più grandi e gridano per ottenere ciò che vogliono, lì sì che accontentandoli li viziamo, vogliamo bambini che gridano o che chiedono con calma e dicono la parolina magica? Allora finche gridano, dite loro che non li capite, che oltre un certo volume le vostre orecchie si rifiutano. Non cedete anche se siete al supermercato o ci sono ospiti e le piccole pesti sanno che vi vergognate delle loro scenate. Non cedete ai ricatti, né alle minacce, altrimenti impareranno a ricattarvi e minacciarvi sempre più sottilmente e avrete degli adolescenti ingestibili.

Permettetemi un’altra digressione personale, vi presento Rufus, un cane che ha la pessima abitudine di abbaiare per ottenere quello che vuole. Se fa una marachella e lo chiudi fuori, si mette davanti alla porta finestra ad abbaiare fino a che non gli apri, se ha bisogno di fare una passeggiata, ti abbaia contro finche non prendi il guinzaglio. Perché? E’ un animale ingestibile? No: è semplicemente abituato così, se abbaia abbastanza da rompere le scatole, lo si fa entrare e lo si porta a fare un giro. Quest’estate dopo anni passati a cercare di rieducare i legittimi padroni, ho deciso di utilizzare il periodo di convivenza in vacanza per insegnargli che con me non attaccava, che se voleva qualcosa doveva fare la “faccia da cane” (quella con gli occhioni imploranti, per intenderci), non abbaiarmi contro, perché è lui che deve ubbidire a me, non vice-versa (cosa molto importante da stabilire con gli animali, anche per la sicurezza dei nostri bimbi). Alla fine, con mia grande soddisfazione, a me fa la “faccia da cane”, a qualcun'altro continua ad abbaiare. Con gli animali è decisamente più semplice, gli esseri umani hanno il dono della parola, ma intervengono molti altri fattori, la base dell’educazione è comunque questa. Non dimentichiamolo, ma non trattiamo mai i nostri figli come scimmiette ammaestrate.

Se i Nonni, gli zii, l’altro genitore (…), viziano i vostri figli, stabiliscono regole molto più blande o permettono loro di non rispettarle, non fate a gara: tenete ferma la barra. Date delle indicazioni chiare e coerenti, col crescere dell’età potete anche mettervi d’accordo con loro, spiegando il motivo delle vostre preoccupazioni e stabilendo insieme delle regole. Ma dopo, qualunque cosa succeda, siate coerenti, badate bene: non inflessibili, solo coerenti.

La coerenza è il metro con cui i bambini e gli adolescenti (e tutto sommato anche gli adulti) stabiliscono di chi possono realmente fidarsi, alla lunga vedrete che i vostri sforzi daranno i loro frutti e saranno ripagati.

I bambini imparano molto più dall’esempio che da mille discorsi. Quello che le vostre parole non dicono, lo dicono le azioni, i fatti, soprattutto se accompagnati da parole capaci di comunicare il senso vero delle vostre scelte educative: delle regole, dei limiti, delle richieste, insieme a tutto l’amore che ci sta sotto.

L’esercizio questa volta è:

riconoscere le “trappole diseducative” in cui cadete con i vostri bimbi e trovare una modalità creativa, potendo condivisa,  per rimettere le cose a posto ed essere realmente coerenti con i vostri obiettivi e le vostre parole. Cercare più accordo possibile su questo con l’altro genitore e/o le persone che collaborano con voi all’educazione dei vostri figli.

Fate dei tentativi, non ci sono ricette uguali per tutti: siete persone uniche, che si confrontano con altre persone uniche ed irripetibili, anche la vostra relazione sarà necessariamente tale. Voi siete sicuramente quelli che conoscono meglio i vostri bimbi, quindi sarete sicuramente in grado di trovare le soluzioni migliori. Ma se volete un consiglio, chiedete pure.

Qui si apre un nuovo grande capitolo, quello appunto delle regole, dei limiti e delle richieste, che affronteremo le prossime volte.