Come vi avevo promesso nel post precedente “Incomprensioni e
litigi, i meccanismi del conflitto”, questa volta affronteremo lo scottante
tema dei capricci, per concludere in bellezza la “trilogia” di post sui
conflitti (iniziata con “Facciamo un patto”: una riflessione sulle strategie
per tentare di impostare la relazione con i vostri figli, in modo da evitare il
più possibile il conflitto).
I bambini vivono in una dimensione magica a cavallo fra
realtà e fantasia, in un universo di emozioni contrastanti ed ambivalenti di
cui non hanno piena consapevolezza e dei quali acquisiscono il controllo solo a
mano a mano che crescono. Il capriccio è l’espressione di un disagio, una
fatica, un’insoddisfazione senza nome, che conosciamo bene perché tante volte
assale anche noi adulti,
solo che in genere sappiamo che nome darle, come accoglierla,
analizzarla, gestirla.
Di fronte ad un capriccio ricordiamoci anzitutto che i loro
punti fermi siamo noi: gli adulti di riferimento, da cui percepiscono di essere
dipendenti e da cui in gran parte deriva la loro sicurezza. Siamo noi a
trasmettere loro calma, tranquillità, fiducia, oppure paura, ansia, nervosismo…
di fronte